Arti Terapie

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Presentazione generale

Il lavoro arte-terapeutico, ad opera di una psicologa,  ha delle valenze pedagogiche, formative e riabilitative; e’ possibile utilizzare i linguaggi artistico-espressivi al fine di modulare, trasformare ed ampliare le potenzialitá espressive dell’Io, dell’identitá di ciascuno. Esso consente l’acquisizione di un progressivo vissuto di integrazione psico-fisica ed il dare forma a potenzialità espressive inibite o mai rese manifeste. Le esperienze arte-terapeutiche, protette e guidate, rendono possibili processi trasformativi profondi arricchendo le modalitá comunicative, gli spazi immaginativi ed esistenziali di ciascuno alimentando il piacere di essere al mondo. Dunque attraverso questo approccio integrato, è possibile un lavoro trasformativo sensorial-esperienziale attraverso cui l’individuo si percepisce come unità psicofisica integrata, stabile e flessibile.


Presupposti teorico-scientifici di riferimento

Il lavoro arte-terapeutico che propongo, come psicologa in Italia e in Olanda, si incentra sulla conoscenza dei fondamentali processi psicologici e psicofisiologici, sull’analisi dei rapporti mente-corpo, in quanto fondanti le esperienze creative ed espressive di ogni essere umano.
Il modello Psicofisiologico considera centro dell’universo espressivo la struttura psicofisica dell’Io che coordina diversi livelli esperienziali ed espressivi con specifiche modalità comunicative nei confronti del mondo esterno “l’arte è per sua natura sensoriale, e quindi corporea, la struttura unitaria dell’Io non può non avere profonde radici nell’organizzazione dell’universo sensorial corporeo” (Prof. Vezio Ruggieri, 2002). Non si tratta di rapportarsi ad apprendimenti tecnici delle varie arti, ma è necessario saper leggere i processi in base ai quali l’Io organizza se stesso esprimendosi attraverso i linguaggi nel suo rapportarsi con il mondo.


Qualità pedagogiche e trasformative del lavoro con la creta

Spesso nel fornire un pezzo di creta a qualcuno ho notato, fin dal primo contatto, l’incontenibile desiderio di modificare, di spostare la materia da una parte all’altra, di lasciare tracce, di vedere l’effetto della propria pressione sulla superficie, di saggiarne: la consistenza, l’odore, la temperatura, il peso. Come se si trattasse di un bisogno istintivo di contattare, trasformare o evitare un materiale altro da sé che si modula con la nostra azione dando corpo alle nostre più autentiche rappresentazioni.
Condizione ineliminabile del dare forma è entrare in contatto, in questo caso un contatto tattile che coinvolge la persona nella sua integrità psicofisica.
Plasmare la creta può sollecitare il sentimento di efficacia e competenza, consentendo un vissuto di piacere e autostima, dell’essere presenti qui ed ora in un proprio intimo spazio. I gesti portati alla materia e da questa sollecitati possono essere molteplici: schiacciare, penetrare, sfiorare, accarezzare, impastare, spezzettare, scivolare con l’acqua etc., essi riguardano le modalità individuali di entrare in contatto con il mondo e sono lo specchio delle tensioni psico-fisiche. Gli stessi gesti narrano alla creta vissuti, bisogni, ricordi, fantasie, desideri; danno forma ad emozioni spesso inibite e dimenticate e possono far nascere nuovi modi di percepire se stessi. Le emozioni possono così ri-tornare ad essere parte dell’esperienza esistenziale del soggetto che plasma, risvegliando il piacere di esprimersi e relazionarsi con il mondo. Il contatto con la creta richiama anche la possibilità della relazione con l’altro da sè, nell’interazione io-tu con un oggetto malleabile e modificabile che risponde accogliendo ogni nostro gesto e pressione, apportando, attraverso nuove forme, trasformazioni al sentire di chi lo ha creato. Ciò consente l’acquisizione di nuovi spazi immaginativi, dunque nuovi gradi di libertà esperienziali.

Articolo- link : ”Dall’informe argilloso alla consapevolezza” Rivista Arti Terapie 2005


copertinalibro

Dare forma attraverso la creta.

Dal dialogo interno al plasmare: possibilitá riabilitative, pedagogiche e trasformative nelle arti terapie
Di Silvia Micocci, Alpes Italia, 2009, pp.97

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 Video: Work with clay -From fragmentation to rebuilding: